“L’arte di accompagnare nella fede” è il tema che ha fatto da filo conduttore alla mattinata di studio, riflessione e confronto, organizzata presso il Seminario regionale di Molfetta, sabato scorso.

Voluta e pensata dalla Commissione per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della Puglia, la giornata ha preso il via proprio con l’accogliente e grato saluto del suo segretario don Sebastiano Pinto. A seguire ha guidato il momento di preghiera introduttivo ed una pima riflessione sul tema, mons. Francesco Neri, delegato dei vescovi pugliesi per la catechesi, il quale ha evidenziato il primato dell’annuncio del Vangelo, dell’importanza della comunità e della corresponsabilità dei laici. Radicata sul brano dei due di Emmaus, ha auspicato una conversione pastorale delle parrocchie che da luoghi di amministrazione dei sacramenti diventino luoghi di annuncio, in cui si faccia esperienza di Cristo, capaci di ascolto e di prossimità umana e spirituale.
Fulcro della giornata è stato l’appassionato intervento di don Jordan Pinhero, responsabile nazionale del Catecumenato che partendo dal riferimento allo stile della chiesa nascente, con la storia di Filippo e l’eunuco (At 8,26-40), ha subito evidenziato come l’arte dell’accompagnamento debba concretizzarsi in una chiesa fatta di vicinanza, compassione e tenerezza. Una Chiesa sullo stile di Gesù, dunque, che abbia uno sguardo personale, capace di cogliere in ogni uomo e donna un mistero, per ascoltarne le domande del cuore, con pazienza e gradualità. L’accompagnatore è co-protagonista che a sua volta si lascia accompagnare in una relazione di reciprocità, sempre nella docilità dell’azione dello Spirito. È al contempo testimone, iniziatore ed ascoltatore che vive un cammino dinamico in cui si lascia interpellare dai vissuti di chi incontra e dalla loro ricerca di senso e quindi di Dio, prendendo il ritmo dell’altro e tenendo il suo passo. Importante, dunque, l’impegno di adulti-formatori credenti e credibili che siano compagni di viaggio perché, come ha ricordato don Jordan, citando don Mattia Magoni: «nessuna progettualità può sostituire la mediazione dei volti; servono vite per accompagnare una fede viva».
Per elaborare, interiorizzare e progettare insieme quanto suggerito da don Pinhero sono risultati fecondi i due laboratori che hanno visto i partecipanti impegnati a riflettere vivacemente sulla scelta coraggiosa di una formazione degli accompagnatori, e sullo stile catecumenale di una catechesi attenta non solo alle nuove generazioni, ma anche ai ricomincianti, ai distratti e ai curiosi.
A tenere le fila dei laboratori, importante la guida affidata a don Vito Sardaro, responsabile regionale del catecumenato che ha ricordato come la chiesa debba essere grembo accogliente che sappia vivere di convivialità delle differenze senza alimentare diffidenze verso i cammini di ciascuno. Per farlo occorre prima di tutto lascarsi incontrare da Cristo come mendicanti di senso e di grazia, per vivere poi in pienezza ogni incontro, sia sul piano relazionale che teologale.
Numerose le diocesi presenti che hanno condiviso esperienze nuove e narrazioni vive. Presente anche la diocesi di Lecce con il direttore dell’Ufficio catechistico, don Stefano Spedicato ed alcuni membri dell’equipe che hanno fatto tesoro di quanto vissuto, certi che si possa essere profezia grazie a scelte audaci, capaci di generare umanità, speranza e verità, per camminare accompagnati e accompagnando… con gioia, incontro all’Amato.

