“Ci siamo diseducati alla pace. L’obiettivo di questi giorni è offrire strumenti di educazione, perché il documento diventi declinazione concreta nei nostri territori”.

Lo ha detto don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, aprendo a Brindisi il 10° Seminario nazionale di pastorale sociale, sul tema “Ogni comunità casa della pace. Educare alla pace e alla nonviolenza”, che si conclude domani 1° marzo.
Don Bignami ha presentato la nota pastorale della Cei “Educare una pace disarmata e disarmante”, strutturata attorno a tre assi: la denuncia dei segni contrari alla pace - dall’escalation delle spese militari, 2.718 miliardi di dollari spesi in armi nel 2024 con un aumento vicino al 10%, ai nazionalismi in crescita - la riscoperta delle radici bibliche dello shalom e la costruzione concreta della pace. Ha inoltre comunicato la mozione approvata dal Consiglio episcopale permanente a fine gennaio: la Presidenza Cei è incaricata di creare, all’interno dell’Ufficio di pastorale sociale e in collaborazione con Caritas e altre realtà, un centro di raccolta dati ed esperienze sui temi della pace e della nonviolenza.
L’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Giovanni Intini, ha invitato a non sottrarsi alla testimonianza di una “pace disarmata e disarmante, attuata con pazienza e umiltà”.
“La pace disarmata non si misura dai consensi. Ma si misura dalla fedeltà al Vangelo”. Lo ha affermato Fra Alessandro Mastromatteo, vicepostulatore della causa di beatificazione di don Tonino Bello, nella meditazione che ha aperto il Seminario, dedicata alla figura del vescovo di Molfetta come “profeta della pace disarmata”. Per don Tonino, ha spiegato il religioso, la pace “non è mai stata un sentimento, non è uno slogan, non è una bandiera da sventolare a prescindere. È una vera e propria scelta evangelica che tocca la carne della storia”: il lavoro, la casa, la dignità, la politica. “Non c’è solo crisi di alloggi, c’è crisi di amore”, citava don Tonino nell’84. E ancora: “Condividere la vostra sofferenza. Condividere i nostri beni. Condividere la vostra protesta”.
Fra Mastromatteo ha ricordato la marcia a Sarajevo, compiuta da don Tonino già gravemente malato pochi mesi prima della morte: “Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati. Le nazioni, l’Onu si attrezzino di eserciti di obiettori di coscienza”. E ha concluso: “La mitezza è la forza di chi non ha bisogno di armi per essere libero”.


