“Pace subito. Pace in Iran. Pace in Medio Oriente. Pace in Ucraina. Pace in Sud Sudan. Pace ovunque la guerra avanza, trasformando il mondo in un campo di macerie”.
In un contesto internazionale segnato dal ritorno della logica della forza e dall’indebolimento delle istituzioni multilaterali, la diplomazia appare sempre più in difficoltà.
La guerra genera altre guerre, riproducendo ovunque sofferenza e distruzione. Ma la speranza della Pasqua sfida il buio della paura. Dove la morte ogni giorno presenta i suoi bilanci, la Risurrezione di Cristo si incarna nella quotidianità di popoli sofferenti, e spogliati di tutto. Eppure, pronti a rinascere al primo segnale di pace. Dovunque la Pasqua torna a ricordarci la speranza che brilla (a volte fioca) nei cuori di chi crede in un futuro migliore per i figli, per la propria terra, per l’umanità tutta.
“Ogni stazione della Via Crucis rispecchia la situazione del nostro Paese, dei nostri villaggi, dei nostri fedeli. È una preghiera molto vicina al popolo ucraino. Lo è stata sempre per tutti noi durante questi anni. Gesù ha sofferto senza ragione, senza colpa”.
In Italia continua il calo delle nascite anche per il 2025. Ad attestarlo sono i dati Istat riguardanti gli “Indicatori demografici - Anno 2025”.
“Il nostro cuore e il nostro sguardo tornano qui, alla Terra Santa. Alla terra in cui il Figlio di Dio ha dato la vita fino alla fine e dalla quale è nata la Chiesa”.