La fanciullezza è quel periodo dell’età in cui l’essere umano si pone tanti “perché?” in tutte le lingue del mondo.

Nel più esclusivo attico che si trova nel punto più alto del più alto grattacielo di New York (ma lo stesso potrebbe accadere in qualsiasi altra metropoli dell’Occidente ricco), frutto e risultato della capacità evolutiva della creatività e dell’ingegno dell’essere umano, una dolce bambina di pochi mesi sta gattonando verso il proprio fratellino di sette anni, il quale è seduto su un comodo divano con accanto mamma e papà; mentre la piccolina stacca temerariamente una manina da terra (che, insieme all’altra manina e le due piccole ginocchia, costituisce l’ancoraggio sicuro per non ruzzolare sul pavimento) e la estende teneramente per afferrare un peluche, il fratellino più grande si lancia in una serie - anch’essa per certi versi temeraria - di domande tipiche per la sua età rivolte ai genitori: “perché c’è il sole?.. perché c’è l’aria?.. perché mangiamo?.. perché gli uccelli volano?.. perché si va a scuola?..” e via così per minuti e minuti che, a mamma e papà, sembrano un’eternità!
Nello stesso istante, in un’altra meno fortunata parte del mondo, precisamente sotto le macerie di una delle più piccole e più basse case di Gaza colpita in pieno e rasa al suolo da uno dei tanti missili fabbricati da mani d’uomo e, dunque, frutto e risultato stavolta della diabolica capacità (perché anche questa, ahimè, è capacità) “evolutiva al contrario” della creatività e dell’ingegno dell’essere umano, nel silenzio subdolo e quasi ipnotico che segue il fragore devastante di un’esplosione a cui fa seguito il tuono artificiale roboante di pareti e mattoni che crollano, delle manine stanno cercando con tutte le flebili forze rimaste di farsi largo tra cumuli di macerie, nel tentativo di trovare ed acciuffare non un peluche, ma uno spiraglio di luce ed un sorso di aria fresca da inalare a pieni – anche se piccoli – polmoni; tra le grida di dolore – fisico e metafisico - soffocate dalla spessa coltre della piccola casa ormai sbriciolata, poco distante dalla dolce piccolina, suo fratello di circa sette anni anche se immobile perché incastrato, riesce a trovare la forza ma anche e soprattutto il coraggio - vista la situazione tragica in cui si trovano - di rivolgere singhiozzando a mamma e papà, accanto lui sotto travi e mobilia varia, alcuni “perché?” assai diversi da quelli rivolti nello stesso istante in un’altra parte più fortunata del mondo: “perché c’è buio?.. perché non avevamo da mangiare neanche prima del buio che c’è ora?.. perché l’aria che respiravamo prima del buio che c’è ora era sempre irrespirabile?.. perché non si vedevano più uccelli volare nel cielo ma solo proiettili e missili?.. perché non potevamo più andare a scuola?.. perché la mia piccola sorellina non può gattonare su un pavimento normale come tutte le bambine piccole del mondo?..”
La storia dell’umanità è costellata di infiniti “salti evolutivi” i quali hanno fatto compiere, appunto, dei balzi in avanti straordinari che hanno segnato il passaggio da un’era a quella successiva, da un periodo storico a quello successivo. Ed alla base di tutti questi “salti evolutivi”, ci sono stati sempre dei “perché?” formulati da menti straordinarie, ai quali hanno fornito risposta alcune delle più brillanti menti che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto. È grazie sia a quei “perché?” che a quelle risposte, che l’umanità è giunta sino ad oggi ed ha raggiunto livelli di evoluzione impensabili.
Eppure, esiste un solo diabolico “perché?” a cui nessuno è riuscito ancora fino ad oggi a dare risposta: perché esiste la guerra? Fino ad oggi…perché oggi qualcuno sta per fornirci anche se drammaticamente la risposta.
Sotto quelle maledette macerie, una donna ed un uomo, con il loro figlio di sette anni e con la loro figlia di meno di un anno, stanno non solo lottando per la loro vita, ma stanno dando una testimonianza alla famiglia dell’attico ed a tutto il mondo; una testimonianza che racchiude in sé al contempo la “denuncia” e “l’annuncio”.
Il padre sta per rispondere con un filo di voce ai “perché?” che gli ha appena rivolto suo figlio. Biascica qualcosa, poi nulla più. Silenzio assordante, mentre la bambina muove le manine tra le macerie, come se stesse nuotando non in modo leggero come si farebbe nell’acqua limpida, ma in modo pesante come si farebbe in un pozzo stracolmo di fango. La madre, silente non per sua scelta fino a quel momento, comprende molto bene che suo marito non potrà più dare le risposte al figlio, ma raccogliendo una volontà incredibile, si assume lei la responsabilità di non lasciare senza risposta quei “perché?” del figlio.
“Amori miei, nel mondo c’è ancora il buio, il non avere da mangiare, il non poter respirare aria pulita, il non poter andare a scuola, il non vedere bellissimi e coloratissimi uccelli che volano nei cieli... perché.. c’è un male tremendo che si chiama Guerra; e l’umanità fino ad oggi non ha ancora compreso che il vero avversario da combattere e sconfiggere non è “chi” fa’ la Guerra, ma la Guerra! Lo so che è complicato comprendere da parte vostra, amori miei cari. Ma non perdete, non perdiamo mai la speranza. Prima o poi gli esseri umani comprenderanno, comprenderemo che non ci sono persone, popoli, nazioni, religioni diversi e diverse dalle nostre a cui fare la Guerra; ma tutti insieme siamo chiamati a sconfiggere la GUERRA. Proprio come si cerca tutti insieme di sconfiggere una epidemia e non chi ha provocato o è portatore di una epidemia. Dormite ora e fate bei sogni, perché (questo sì che è un bel “perché?”) tra poco qualcuno scavando sopra le nostre teste ci farà vedere di nuovo il cielo e vedrete come il cielo sarà bello come non lo abbiamo visto mai!”
Qualche ora più tardi, nell’attico di New York la famiglia è riunita sul divano con la TV accesa sul tg serale.
“Diamo la linea ora al nostro corrispondente dal medioriente. Buonasera, drammatica scoperta effettuata dai soccorritori. Padre, madre, un bambino di sette anni ed una piccolina di meno di un anno sono stati ritrovati abbracciati senza vita sotto le macerie di una piccola casa di Gaza. Guerriglieri e soldati su fronti opposti hanno messo a tacere le armi ed ora sono in ginocchio in lacrime dinanzi ai corpi senza vita”.
Nell’attico la piccolina in braccio alla sua mamma scoppia in un pianto inconsolabile. Non ha l’età per capire, eppure ha compreso molto bene!
La vera grande unica ed ineguagliabile “svolta evolutiva” che l’umanità vivrà, si avrà solo quando il concetto di guerra sarà finalmente e definitivamente bandito dal linguaggio, ma ancor prima dal cuore dell’essere umano!
E finché c’è una piccola barca che, nonostante venti contrari, cerca di navigare verso la pace, l’umanità può sperare che la pace finalmente giungerà…per tutti…al di là di subdoli confini.

