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È stata restaurata la statua della Madonna di Fatima custodita nel seminario di Vorzel, frantumata nel volto dalle schegge dei bombardamenti sulla cittadina tra il 25 e il 26 marzo 2022.

 

 

 

Il lavoro è stato possibile grazie all’intervento della basilica di Santa Maria in Montesanto (la chiesa “degli artisti”) a Roma. Nonostante però l’accurato lavoro di ripristino, sia i committenti sia i restauratori hanno deciso di lasciare sul volto della Madonna i segni evidenti dei danni subiti. “Perché - spiega Padre Ruslan Mikhalkiv, rettore del seminario teologico superiore del Sacro Cuore di Gesù a Vorzel - sono i segni di una storia che stiamo vivendo ancora oggi. Speriamo che al più presto questa storia di guerra finisca, ma i segni sui nostri volti e nei nostri cuori rimangono. Quando ho visto per la prima volta il volto della Madonna restaurato ho percepito subito di quanto fosse diventata ancora più bella nonostante le ferite subite. È diventata più espressiva. Lancia a tutti noi un messaggio molto forte, ci dice che, anche grazie all’aiuto degli altri, è possibile rimanere umani in mezzo alle difficoltà più estreme e agli ostacoli più bui della guerra”.

 “Come chiesa degli artisti - spiega il suo rettore, mons. Walter Insero - avevamo il desiderio di fare qualcosa d abbiamo chiesto in Ucraina se c’era qualche opera d’arte danneggiata dalla guerra da restaurare per ridonarla come segno di speranza alla comunità. Ci hanno così segnalato questa statua della Madonna di Fatima che è recentissima ma, essendo stata danneggiata a seguito di un bombardamento vicino ad un seminario, aveva un alto valore simbolico”. Il restauro è opera di Luca Pantoni.

“Abbiamo preso i resti della statua caduta per terra con le schegge che abbiamo trovato nel refettorio e li abbiamo portati qui a Roma in dicembre”, racconta Padre Ruslan. La statua decapitata è stata esposta nella chiesa “degli artisti” dal 6 dicembre 2022 al 2 febbraio 2023, insieme ad un’installazione dal titolo “Compassione”, opera degli artisti ucraini Oleksandr Klymenko e Sonia Atlantova. Una natività realizzata su legno proveniente dai bauli utilizzati per il trasporto di munizioni e abbandonati sul territorio ucraino. Finita l’esposizione, la statua è stata restaurata.

Il sacerdote romano racconta che mentre è stato fatto il restauro, lavorando e sistemando i vari pezzi del volto, è emerso che probabilmente è stata una scheggia a far cadere la statua e ridurla in pezzi ma, “dai segni che la Madonna ha sul collo, sembrerebbe che sia stata segata e danneggiata. Ci ha fatto quindi pensare che ci sia stato un accanimento. La guerra non rispetta le persone tantomeno i simboli della religione. I segni trovati sul volto della statua sono l’espressione di un male estremo che è la guerra e sono il segno di una violenza che oggi leggiamo sui volti delle donne e dei bambini, di tutti coloro che subiscono le conseguenze dei conflitti. Il volto rigato della Madonna è quindi il volto sfigurato di tanti uomini e donne che stanno soffrendo e al tempo stesso è un invito alla preghiera, alla compassione, a non voltare le nostre spalle dall’altra parte, a vincere l’indifferenza. Perché dopo i primi mesi di grande partecipazione emotiva, il rischio è anche quello di abituarci alla guerra raccontata ogni giorno in tv e sui giornali. Questa immagine sarà quindi un memoriale, ci invita a contribuire anche noi alla causa della pace”.

La destinazione finale della figura restaurata della Madonna è la sua “casa di origine” e cioè il seminario teologico superiore del Sacro Cuore di Gesù a Vorzel. Nel frattempo, però, la statua è stata accolta nella diocesi di Asti dove farà fino ad agosto il giro delle parrocchie.

 

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