Jessika Aro è una giornalista finlandese con all’attivo inchieste di grande rilevanza mediatica.

Per le sue capacità investigative è stata insignita di vari premi giornalistici, anche se di recente ha lasciato la sua passione professionale e lavora come responsabile della comunicazione per Tehy, un sindacato finlandese. Le ragioni dell’abbandono del giornalismo attivo vanno ricercate nella sua specializzazione: l’influenza destabilizzante che la Russia esercita sui mezzi di comunicazione globale.
Non a caso il suo primo libro, tradotto in 12 lingue, è “Putin’s troll” (“I troll di Putin”), un vero successo internazionale, che - dati alla mano - illustra l’industria della disinformazione promossa dal Cremlino. I troll sono soggetti che sulla rete pubblicano messaggi fuorvianti, altamente divisivi per generare scontri e caos politico.
Adesso in Italia per l’editore Neri Pozza (Vicenza, 2026, pagg. 366) è uscita l’ultima fatica della giornalista: “La guerra segreta di Putin. Le operazioni ibride della Russia contro l’Occidente”.
Il recente arresto in Italia di alcuni 007 accusati di passare informazioni riservate all’ambasciata russa di Roma propone in tutta la sua crudezza l’urgenza di squarciare un velo sulla propaganda putiniana, vera macchina da guerra discreta ma instancabile. Per cui questo libro risulta quanto mai attuale.
Jessika Aro con molte interviste e fonti di prima mano mette in luce episodi e retroscena inquietanti, come tante trame tutte riconducibili all’uomo forte del momento: Vladimir Putin. Per questo la giornalista è stata a lungo perseguitata e stolkerizzata perfino in patria dallo spionaggio russo, senza riuscire a ricevere adeguata protezione dalla polizia finlandese.
Le ricostruzioni denunciate nel libro iniziano con lo pseudo incidente aereo di Smolensk in Russia, dove un Tupolev polacco, con un centinaio di persone a bordo, si schiantò nei pressi del locale aeroporto russo. Non era un volo come tanti, perché in quel 10 aprile 2010 a bordo era presente il gotha dell’establishment polacco di allora, compreso il presidente Lech Kaczynskì (1949-2010). L’aereo su cui viaggiavano, diretti a Smolensk per le celebrazioni del 70° anniversario dell’eccidio di Katyn (dove nel 1940, su ordine di Stalin, si consumò il massacro di oltre quindicimila ufficiali polacchi) si schiantò al suolo senza che ci sia stato alcun sopravvissuto. L’indagine avviata nell’immediato dalle autorità russe fornì una narrazione dell’accaduto secondo cui la tragedia era da attribuire all’inesperienza dei piloti che, sollecitati ad atterrare nonostante le condizioni climatiche avverse, avevano fatto impattare l’ala sinistra dell’aereo contro la cima di un albero. Solo sei anni più tardi, in concomitanza col cambio di governo, la Polonia avviava autonomamente una nuova inchiesta, che portava a conclusioni ben diverse, ipotizzando che l’aereo presidenziale fosse precipitato per effetto di un’esplosione, frutto di un attentato.
Jessikka Aro ripercorre minuziosamente le fasi di questa nuova inchiesta, mettendo in luce le omissioni, le reticenze, l’occultamento delle prove da parte russa, che avevano accompagnato la prima indagine. Tutti elementi che suggeriscono un inquietante parallelo tra Katyn e Smolensk: come settant’anni prima, infatti, la Polonia è stata decapitata dei suoi vertici. La Aro mette dunque in luce le responsabilità russe dell’attentato, che costò la vita a tante persone, che mai hanno ricevuto giustizia perché la macchina della disinformazione promossa da Vladimir Putin riuscì ad addossare le responsabilità agli stessi polacchi…
Non solo disinformazione organizzata ma vera e propria guerra ibrida (di cui oggi si parla tanto) è quella scatenata dagli eredi del Kgb, che, per esempio, in Africa occidentale hanno delle vere e proprie centrali operative a bassissimo costo da cui lanciano fake news e attacchi informatici contro l’Occidente. Il vero obiettivo, infatti, sono le democrazie occidentali nel loro complesso, indipendentemente che si tratti di Europa, America o Giappone… Quando Vladimir Putin e la sua cerchia di oligarchi provenienti dai servizi segreti (i c.d. siloviki) ritengono che un Paese o un’organizzazione o anche una singola persona si mettano di traverso all’espansionismo ideologico legato al mito della grande Russia, parte l’attacco “ibrido”, che riguarda cioè tutti i mezzi utilizzabili, da quelli polizieschi e militari alla demonizzazione mediatica, dalla pressione economica alla cibernetica capace di danneggiare reti informatiche, con gravi conseguenze sul funzionamento di aeroporti e infrastrutture vitali. In Italia il Ministro della difesa, Guido Crosetto ha più volte denunciato tale minaccia.
Insomma, dai primi anni 2000, con l’ascesa di Vladimir Putin ad un potere assoluto che ormai supera il quarto di secolo, la guerra contro l’Occidente è già ampiamente in corso, e il libro di Jessika Aro è l’ennesimo avvertimento per chi soltanto abbia voglia di conoscere e di capire.

