Quando mi arriva il suo primo messaggio, con l’annuncio dell’uscita del libro, guardo il titolo e sorrido.

Un titolo perfetto per una riflessione perfetta, che interpreta un modo di essere non banale e per nulla scontato. Ettore è un militante autentico, rigoroso, attento, ma è soprattutto un uomo libero. E le due cose non sempre coincidono.
Esistono persone che attraversano la storia osservandola da spettatori e altre che scelgono di abitarla, assumendosi il rischio dell’impegno e della responsabilità. Ettore Bambi appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Per questo motivo “La libera militanza. Un’autobiografia sociale fra il Veneto e il Salento 1970-1990” non può essere letto soltanto come il racconto di un percorso individuale, ma come la testimonianza viva di una concezione della cittadinanza fondata sulla partecipazione, sulla ricerca della giustizia sociale e sulla cura del bene comune.
Conosco Ettore da molti anni. Insieme abbiamo condiviso idee, progetti, iniziative e percorsi di impegno civile. Con una frase che accompagnava spesso la decisione finale: «facciamolo. È un progetto necessario». Ho avuto così l’opportunità e la fortuna di apprezzare una caratteristica che emerge con forza anche nelle pagine del libro. Parlo della capacità di coniugare passione e rigore, idealità e concretezza, senza mai cedere alle semplificazioni ideologiche. In un tempo in cui la politica sembra spesso ridursi a comunicazione, appartenenza o ricerca del consenso, la sua esperienza richiama una dimensione più profonda dell’impegno pubblico e civile, quella che nasce dalla volontà di migliorare le condizioni di vita della comunità.
Ettore è innamorato del bene comune. Una passione non sempre ricambiata, ma mai tradita.
Il volume ripercorre gli anni compresi tra il 1970 e il 1990, un ventennio decisivo per la storia italiana. Attraverso il racconto delle esperienze vissute nel Salento e nel Veneto, Bambi offre uno spaccato ricco di fermenti culturali, conflitti sociali e speranze di trasformazione. Le vicende del movimento studentesco, l’esperienza del Manifesto, il dialogo tra cristianesimo e socialismo, il confronto con le diverse anime della sinistra italiana e con i movimenti di quegli anni non sono presentati come semplici ricordi autobiografici. Diventano occasioni di riflessione sul significato della partecipazione e sul rapporto tra ideali e realtà.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è l’assenza di qualsiasi nostalgia celebrativa. Bambi non indulge nel mito degli anni Settanta né nella tentazione di rappresentare il passato come un’età dell’oro. Non lo ha mai fatto. In tutti questi anni il suo sguardo è sempre stato rivolto al futuro, a ciò che ancora resta da fare. Al contrario, analizza criticamente scelte, errori, contraddizioni e limiti di una generazione che ha cercato di cambiare il mondo e che si è spesso confrontata con sconfitte, illusioni e ripensamenti. Questa onestà intellettuale conferisce credibilità al racconto e lo rende prezioso anche per chi non ha vissuto direttamente quelle stagioni.
Nel libro emerge anche una riflessione particolarmente attuale: quella che Bambi definisce la “condizione antifascista”. Non una semplice collocazione politica, ma un atteggiamento culturale e morale fondato sull’autonomia di giudizio, sul rifiuto delle verità imposte e sulla consapevolezza che la libertà richiede sempre partecipazione e responsabilità. È forse una delle intuizioni più originali del volume e uno dei motivi per cui la sua lettura parla anche al presente.
La parola più importante del titolo è probabilmente “libera”. La militanza descritta da Bambi non è mai subordinazione a una struttura, adesione acritica a una dottrina o fedeltà a un gruppo. È piuttosto una pratica di libertà responsabile: libertà di pensare, di dissentire e persino di cambiare idea quando necessario, senza rinunciare all’impegno verso la collettività. È una concezione della politica che mette al centro la persona e la comunità, prima delle organizzazioni e delle appartenenze. La sua libertà non anarchia ma rispetto.
Si riconosce in queste pagine una coerenza rara. Il libro non costruisce un personaggio; restituisce semplicemente l’immagine di una persona che ha cercato di vivere secondo i principi che professava. La stessa attenzione ai temi della solidarietà, della partecipazione democratica, dell’inclusione sociale e dello sviluppo delle comunità locali che emerge nel racconto autobiografico ha continuato a caratterizzare il suo impegno negli anni successivi. La militanza, per Ettore Bambi, non è mai stata un episodio giovanile da ricordare con nostalgia, ma un atteggiamento permanente verso la società e verso gli altri.
In questo senso il volume assume anche un valore educativo. In un’epoca segnata dalla disaffezione politica, dall’individualismo e dalla crescente sfiducia nelle istituzioni, il percorso raccontato da Bambi ricorda che la partecipazione non è una parola astratta ma una pratica quotidiana. La democrazia vive grazie all’impegno di cittadini che dedicano tempo, competenze ed energie alla costruzione del bene comune.
Per questo “La libera militanza” è molto più di una memoria personale. È un invito a riscoprire il significato civile dell’impegno e della responsabilità. Ed è anche il ritratto di un uomo che ha attraversato decenni di storia italiana senza perdere la fiducia nella possibilità di migliorare la realtà attraverso l’azione collettiva.
Leggendo queste pagine si comprende come la vera eredità di una vita militante non consista nelle cariche ricoperte o nei risultati ottenuti, ma nella capacità di lasciare tracce di partecipazione, solidarietà e consapevolezza nelle comunità che si sono attraversate. È questa, forse, la lezione più preziosa che Ettore Bambi consegna ai lettori. Il bene comune non è un concetto astratto, ma una responsabilità concreta che richiede passione, competenza e perseveranza. Un insegnamento che dovrebbe diventare materia di studio in ogni scuola.
“La libera militanza” merita di essere letto. Non soltanto per comprendere una stagione importante della storia italiana, ma per incontrare una figura che continua a testimoniare il valore dell’impegno civile come forma di libertà e di servizio alla comunità. Ettore, hai scritto un libro necessario.

