La storia, si dice ed è vero, è maestra di vita. È anche ricca di verità talora sottaciute, talvolta adombrate.

Le Edizioni Eurilink University con un recente volume pubblicato nel 2025, dal titolo: “La libertà che feconda. Episodi di storia del cristianesimo”, intendono andare alla ricerca di alcune di quelle verità disperse. Il volume si compone di quattro saggi appartenenti a quattro diversi autori (Giancristiano Desiderio, Domenico De Vivo, Oscar Sanguinetti, don Roberto Spataro), ognuno dei quali offre - in chiave multidisciplinare - uno spaccato di luce su delle realtà storiche importanti, e non solo per il cristianesimo.
Nella presente recensione - anche per ragioni di spazio - ci occupiamo del saggio “Gesù Cristo nelle testimonianze storiche non cristiane”.
Il lavoro è particolarmente interessante perché offre un’ampia panoramica delle testimonianze storiche - non cristiane - sul Signore Gesù. Ciò significa che è possibile risalire alle origini del cristianesimo e, di conseguenza, alla realtà storica del Messia, attraverso fonti estranee a quelle evangeliche e in generale a quelle ecclesiastiche. Anzi: spesso si tratta di confrontarsi con fonti e autori ostili o quanto meno indifferenti al nascente cristianesimo.
Domenico De Vivo - autore del saggio in questione - passa in rassegna alcuni documenti dell’antichità classica e 8 scrittori. Forse non tantissimo (è un dato di fatto che le fonti non cristiane del I-II sec. siano piuttosto scarse), ma in piena consonanza, per esempio, con le biografie di alcuni imperatori romani: “Le lamentele per la scarsità e l’ambiguità delle fonti sono un tratto comune alla maggior parte delle biografie degli imperatori romani”.
A ciò bisogna aggiungere che - almeno inizialmente - la vita di un povero carpentiere finito in croce per guai seri con la giustizia romana e con quella rabbinica non dovette attrarre più di tanto l’attenzione dei letterati contemporanei.
Ancora: la distruzione di massa degli archivi di Gerusalemme assediata, da parte di Vespasiano e di Adriano, provocò la perdita di eventuale documentazione non cristiana ma idonea a testimoniare la sconvolgente vicenda messianica.
Nonostante ciò, come si diceva, ci sono storici e letterati che, pur indifferenti o ostili al fatto cristiano, offrono testimonianza indiretta della Rivelazione.
Ecco l’elenco: Plinio il Giovane, Tacito, Svetonio, Luciano di Samosata, Celso, Thallos, Mara bar Serapion, Flavio Giuseppe. Sono storici, filosofi, governatori romani…
I primi riferimenti alla persona di Gesù risalgono a circa 30-40 anni dopo la sua morte in croce, in concomitanza con il catastrofico incendio di Roma del 19/25 luglio del 64. Gli Autori pagani - soprattutto Tacito negli Annali - ne parleranno a-posteriori, affermando che in quella tragica occasione la responsabilità fu attribuita alla locale comunità cristiana. Ma andando per ordine il documento latino, pagano, più antico, è la celebre lettera inviata tra il 111 e il 113 da Plinio il Giovane all’imperatore Traiano. Allora Plinio il Giovane si trovava nell’odierna Turchia in qualità di governatore del Ponto e della Bitinia, e divenne famoso per aver pubblicato un poderoso corpo di lettere, di carattere per lo più amministrativo. Di pubblica amministrazione si occupava anche quando scriveva all’imperatore chiedendo direttive, in merito alle denunce (molto spesso anonime) da lui ricevute contro i cristiani. In questa missiva a Traiano, Plinio il Giovane per ben tre volte cita il nome di Gesù. Il vero thema decidendi era in quel frangente capire se il nome stesso di cristiano dovesse essere perseguito oppure se si dovessero punire soltanto le colpe (eventuali) che i cristiani avessero commesso. Traiano rispose che - innanzitutto - non si dovesse dar alcun credito alle denunce anonime e che i cristiani non andassero ricercati ma lasciati in pace. Andavano però puniti se trovati convinti e rei confessi della loro fede.
A proposito dell’incendio di Roma del 64, invece, Tacito scrive negli Annali che “Allora, per mettere a tacere ogni diceria, Nerone dichiarò colpevoli e condannò ai tormenti più raffinati coloro che il volgo chiamava cristiani. (…) Essi prendevano nome da Cristo, che era stato suppliziato ad opera del procuratore Ponzio Pilato sotto l’impero di Tiberio…”.
L’elenco degli autori antichi, come si diceva in epigrafe, continua, con testimonianze che a vario titolo chiamano in causa Gesù. E dunque interpellano e convincono chiunque voglia avventurarsi in questa agile lettura circa il fatto che il Vangelo storico “non è stato una questione di preti”.

