A Lecce, nei giorni scorsi, la presentazione dell’ultima fatica letteraria di mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca: “La vita. Amore folle per Dio e per l’uomo” (Il pozzo di Giacobbe, 2026).

“In realtà non è un libro mio ma di don Tonino Bello – ha esordito provocatoriamente mons. Angiuli - perché nel volume faccio parlare direttamente lui: non si tratta dunque del mio pensiero, ma direttamente dei suoi discorsi, delle sue omelie, delle sue lettere, delle sue relazioni… del suo pensiero autentico”.
Sì, perché per mons. Angiuli la figura di don Tonino è sì nota al grande pubblico, ma non nella sua interezza e completezza. Che cosa manca? Manca soprattutto il don Tonino “ugentino”: 20 anni di vita nascosta fra i seminaristi e le parrocchie di quel capoluogo diocesano, più a sud dell’estremo sud…
Mons. Angiuli da oltre 20 anni mette insieme (oltre ai suoi ricordi personali del periodo episcopale di don Tonino a Molfetta) ogni scritto del Venerabile di Alessano, raccogliendo una produzione letteraria poderosa. Ecco allora che alcune espressioni, sinceramente un po' stereotipate, non descrivono fino in fondo la personalità e la spiritualità di mons. Bello. Così affianco ai discorsi sulla pace e alle espressioni come la “Chiesa del grembiule”, non può assolutamente dimenticarsi il don Tonino “ugentino” che invita a prendere posizione sui temi etici (quelli che Benedetto XVI definirà come i principi non negoziabili): matrimonio contro divorzio, famiglia naturale, valore della vita contro aborto ed eutanasia. Tutto ciò si trova proprio negli scritti e nell’attività pastorale salentina, senza cui non può comprendersi fino in fondo l’ultimo tempo di don Tonino: quello episcopale di Molfetta, dove troverà compimento e coronamento - nella malattia terminale accettata in una prospettiva pasquale - il “pati divina e pati humana”, motto che don Tonino riprese da San Tommaso D'Aquino per farne ispirazione del proprio servizio. Dunque, sofferenza di Dio per l’uomo e con l’uomo, pienamente compresa e ricambiata da don Tonino; non solo un aforisma ma un programma di vita e di sacerdozio - sempre sotto il segno di Maria - che il libro curato dal pastore del Capo di Leuca disvela compiutamente. Nella speranza che, a partire dalle istituzioni della cultura, laiche e religiose, la figura di don Tonino Bello venga conosciuta nella sua interezza.

