“La patria si è fatta via. Questioni agostiniane (ri)aperte” («Opera Spiritualia» 12, Edizioni Vivere In 2026, pp. 248) è il titolo dell’ultimo libro di don Gigi Manca, con prefazione dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, che sarà presentato sabato 21 febbraio presso la chiesa parrocchiale Santa Maria delle Grazie in Campi Salentina.

 

 

 

 

L’ennesimo eccellente contributo del già direttore dell’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano ‘don Tonino Bello’ di Lecce, docente di patrologia ed esperto di Sant’Agostino, condensa nel titolo non solo il contenuto ma anche l’impostazione metodologica dell’opera. Non siamo, infatti, dinanzi ad un trattato sistematico quanto piuttosto ad una raccolta di saggi che, seppur nella varietà degli argomenti, presenta un orizzonte comune: il pensiero di Agostino e l’influsso delle sue questioni, tanto attuali, da essere state (ri)aperte dall’agostiniano Leone XIV.

Fin dalle prime pagine è chiara l’intenzione di evidenziare l’obiettivo del lavoro: offrire una panoramica sul pensiero di Sant’Agostino, teologo ma soprattutto pastore, rintracciando nel binomio patria-via il fulcro di tutta la sua vicenda esistenziale.

Luigi Manca delinea l’evoluzione del pensiero del vescovo di Ippona attraverso riferimenti a opere significative, oltre che a sermoni ed epistole che ritraggono l’Agostino “pastore”, attento ai bisogni della sua gente, pronto a rispondere a domande dottrinali, disciplinari e pastorali.

Un itinerario, quello del libro, che prende avvio dalla smentita di chi, ancora, sostiene che il padre della Chiesa, sia un neoplatonico battezzato, adombrando quanto di più prezioso Agostino abbia indicato e cioè che il Cristo uomo, mediatore e redentore, sia il principio di coerenza, costante e dinamizzante, della sua vita prima che del suo pensiero. Tutto ciò rende Cristo Dio, la patria, e Cristo uomo, la via.

Un altro tema è il rapporto verità-menzogna. A riguardo, don Manca non si limita ad esporre la posizione dell’Ipponate, ma sostiene che Agostino proponga, ante litteram, l’istantanea dell’epoca contemporanea in cui il bene comune ha ceduto la priorità al bene individuale. Per di più, a riprova di quanto la finzione sia divenuta logicamente coerente, si ribadisce quanto la falsità abbia trovato facili giustificazioni in ambito politico, soprattutto nel secolo scorso. Una realtà, quindi, sprovvista della Verità (Dio) perché l’“uomo interiore” non è più capace di desiderarla né di cercarla. Se verità, beatitudine, vera religione, nel pensiero agostiniano sono sinonimi, la vita risulta segnata dall’infelicità.

Il trait d’union tra passato e presente è il “figlio di Sant’Agostino”, Papa Leone XIV. Nel terzo e quarto saggio, si passano in rassegna i discorsi e le prime omelie programmatiche del vescovo di Roma e sembra di leggere in filigrana proprio il “padre”. Due le linee guida comuni. La prima è l’humilitas, pilastro fondamentale della Chiesa e del servizio pastorale dell’episcopato. La seconda è la caritas quale fondamento e culmine dell’ecclesiologia e agostiniana e leoniana. In questo parallelo tra Agostino e Leone XIV trova senso il richiamo all’unità della Chiesa insito nel motto pontificio “in Illo uno unum”. Scrive Manca: “Come per Agostino anche per Papa Prevost l’unità e la comunione che ne è la sostanza, […] sono la manifestazione più evidente della carità. Sono la patria e sono la via nello stesso tempo”. Quindi l’humilitas, virtù eccellente, rende credibile il ministero e attualizza l’adagio agostiniano “per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”.

In una trattazione così globale, non poteva mancare il fondamento, l’autorità della fede e la sua precedenza rispetto alla conoscenza razionale. Così, il tema della fede scivola sull’angusta questione del male. Facendo leva sulla responsabilità personale della volontà e sul con-corso tra grazia divina e libero arbitrio, la fede è il criterio ermeneutico sia della conoscenza sia dell’agire.

Da ultimo, un excursus e un tributo interessante sulla visione di mons. Ruotolo sul De Civitate quale manuale di filosofia della storia.

“La patria si è fatta via”, dunque, può considerarsi - non solo per gli addetti ai lavori - un’ottima bussola per orientarsi nell’oceano del pensiero di Agostino e per leggere, con la sua lente, l’attualità della Chiesa peregrinante, il ministero di Papa Prevost, la condizione dell’uomo che, invece che teso alle realtà future, appare statico e ingannato da una storia “schizofrenica”, oscillante tra la tragedia e il presunto paradiso terrestre.

Il libro, nell’insieme, si rivela un ulteriore strumento per comprendere meglio, con l’imperituro insegnamento del “padre” Agostino, la Chiesa, via e patria, oggi servita da un suo “figlio”.

 

 

 

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