L'altra faccia ella medaglia di quel che i mezzi d'informazione propinano è quel che nel saggio "Acrobati del cambiamento" suggerisce il giornalista leccese Massimo Barbano, già firma della Gazzetta del Mezzogiorno e cronista di emittenti televisive locali.

Il volumetto sarà presentato il 14 febbraio nella biblioteca "Bernardini" nel capoluogo salentino, alle 17.30. Sottotitolo: "Una vita da cronista: dal block notes agli algoritmi". E infatti Barbano ripercorre, avendoli vissuti sulla propria pelle, i cambiamenti del giornalismo, da quando questo mestiere consumava scarpe, penne e tempo, fino ai nostri giorni, nei quali il cronista si ritrova spesso ripiegato su quel che viene veicolato dall'alto di organismi sovranazionali. Accade dunque la disintermediazione del giornalista, che invece, armato di spirito critico, verificando i fatti narrati e capace di contestualizzazioni, deve essere un medium fra la notizia e il destinatario dell'informazione. Fenomeno che Barbano rinviene circa temi strategici, quali il neoliberismo, il cambiamento climatico, la pandemia causata dal covid e le politiche gender.
Sul banco degli imputati il giornalista leccese pone l'Organizzazione mondiale della sanità, il Forum economico mondiale, il Fondo monetario internazionale, ma anche gli stessi giornali che, in cambio di finanziamenti, si offrono supini a una narrazione spesso drogata. Barbano tira in ballo anche il progetto Usaid, volto a imporre una «influenza ideologica sotto il paravento dello sviluppo e dell'assistenza internazionale».
Un atto d'accusa chiaro è mosso da Barbano anche ad Hasbarà, «manuale operativo di geopolitica che si serve delle tecniche più subdole di manipolazione dell'informazione per accreditare le politiche e l'immagine di Israele all'estero». Saggio agile e utile anche per i giovani, i quali sono digiuni dei temi trattati, questo saggio edito da Esperidi e la cui prefazione è vergata dal cronista Toti Bellone, si interroga anche sul futuro del giornalismo all'avvento dell'intelligenza artificiale. Domanda a cui lo stesso "acrobata" Barbano avanza una risposta.


