Sarà presentato giovedì 25 settembre alle 18 presso il Monastero delle Benedettine di Lecce il saggio dal titolo “La disabilità non è una vocazione” pubblicato quest’anno per i tipi di Qiqajon del Monastero di Bose.

 

 

Dopo l’introduzione di Suor Luciana Mirjam Mele osb, si terrà un dialogo sui temi del libro tra Sabino Chialà, priore di Bose e Simone Stifani, uno degli autori e giornalista per il Monastero benedettino leccese.

Il volume, scritto a quattro mani dallo stesso Stifani e Fra Luciano Manicardi monaco di Bose con prefazione di Suor Veronica Donatelloresponsabile del Servizio nazionale della pastorale delle persone con disabilità della Conferenza episcopale italiana, pone l’esperienza della disabilità al centro della riflessione esistenziale, teologica ed ecclesiale.

Lo scopo degli autori è quello di far comprendere a tutti che la disabilità non può essere un limite che soffoca la vita umana e spirituale, non può essere un fattore che definisce e opprime, quasi come una condanna, l’identità stessa delle persone. In questo, l’immagine di Dio ravvisabile nella Chiesa e nelle stesse persone con disabilità non è autentica. Tramite questo libro gli autori - nel solco della discussione sinodale voluta da Papa Francesco - si sono prefissi allora lo scopo di scoprire qual è il vero volto di Dio e come Egli stesso veda la persona con disabilità. Non una sorta di santo ante litteram, non un essere infelice chiamato, contro la propria volontà, a offrire e soffrire come se non avesse talenti e non avesse, appunto, una vocazione unica e personale che trascenda il suo limite. Ciò che il libro propone, dunque, è una conversione del nostro modo di pensare e quindi di agire. Occorre cambiare il paradigma di riferimento che fino a poco tempo fa è stato: “Noi e loro”.

La persona con disabilità, cioè, è stata sempre vista come oggetto della pastorale più che come soggetto e protagonista attivo e pensante della stessa.

Occorre allora - come affermano chiaramente gli autori nel libro - che le persone con disabilità siano poste al cuore della Chiesa non per dar loro un contentino ma proprio perché loro, come gli altri, diano il loro contributo, secondo i propri carismi, al cammino della Chiesa e arricchiscano anche l’esperienza credente di tanti e tante.

“Noi, non loro” deve essere il motto civile ed ecclesiale come ebbe anche a dire Papa Francesco nel 2016 in occasione del convegno per le persone con disabilità promosso dalla Cei: “Bisogna andare avanti, ad esempio riconoscendo meglio la loro capacità apostolica e missionaria, e prima ancora il valore della loro “presenza” come persone, come membra vive del Corpo ecclesiale. Nella debolezza e nella fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane”.

La presentazione del libro e la sua auspicata lettura da parte di tanti aiuteranno a comprendere - com’è scritto in quarta di copertina - che “è la persona intesa come un’unità complessa che deve essere posta al centro di ogni azione sociale, civile ed ecclesiale. Così si apriranno per la società sconfinate possibilità di crescita perché tutti, secondo la propria vocazione e i propri talenti non annientati dal proprio limite fisico, possano cantare la sconfinatezza della vita, a immagine di Dio, sconfinato e liberante, che chiama ciascuno a edificare una nuova umanità”.

 

 

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