“La città del perdono. Santi, artisti e briganti nei Giubilei”: un viaggio attraverso la storia dei Giubilei dal 1300 ad oggi, un incontro sacro e profano, un susseguirsi di protagonisti di ogni periodo, pellegrini e penitenti, spettatori e testimoni.

Con una maestria storica e religiosa senza eguali, Marco Roncalli, pronipote e biografo di Giovanni XXIII, attraverso un saggio colto, documentato e accessibile ripercorre sette secoli di storia degli Anni Santi. Un quadro illustrato e raccontato che permette ai suoi lettori di immergersi e perdersi nei racconti di tutti coloro che hanno vissuto questi anni, nei vicoli e nelle piazze di Roma, nelle chiese e nei monasteri, nei palazzi pontifici fino ai campi dei pellegrini.
Ci addentriamo all’interno della stesura di questo libro con l’autore, storico e giornalista Marco Roncalli.
Dott. Roncalli. qual è stato il processo di ricerca che ha determinato la stesura di questo libro? Ci sono state fasi determinanti, di particolare difficoltà, o addirittura sorprendenti durante la raccolta delle informazioni?
Non è il mio primo libro su questo tema, bensì il quarto. Questo, tuttavia, è il più completo e ha il pregio di un apparato iconografico rilevante, anch’esso esito di tante ricerche... Le vere sorprese in queste pagine sono offerte dai protagonisti che lungo sette secoli hanno partecipato agli Anni Santi. Parliamo di personaggi assai diversi fra loro, che hanno spesso interpretato la sensibilità del loro tempo. Il sottotitolo indica santi, artisti e briganti, ma ci troviamo, oltre che papi e prelati, poeti e scrittori, sovrani e statisti, viaggiatori, medici, locandieri, osti, giullari, attori, senza dimenticare le presenze al femminile: dalle sante e dalle regine sino alle cortigiane.
Nel suo libro prende in esame una vastissima fascia temporale compresa dal 1300 ad oggi. Quali sono, secondo lei, i principali cambiamenti nei Giubilei nel corso dei secoli e che riflesso hanno avuto sulla società e di conseguenza sulla Chiesa?
Sostanzialmente l’Istituto Giubilare mantiene nel corso del tempo la stessa configurazione di partenza, a partire dal suo sorgere nel grembo della pietà medievale... Non tutti i suoi segni li troviamo da subito, all’inizio troviamo il pellegrinaggio, fenomeno del resto comune a moltissime religioni, il culto delle reliquie come il velo della Veronica, l’indulgenza e la visita alle basiliche. Dopo il 1400 si introduce anche il rito della Porta Santa e altri simboli… I cambiamenti dentro la storia dei Giubilei mi paiono ancorati alle cesure anche dentro la storia della Chiesa. A partire da quelli del Basso Medioevo sino a quelli del Rinascimento (affollato di umanisti), andiamo incontro alla prima grande cesura che possiamo trovare nel Giubileo del 1575, ossia dopo il Concilio di Trento conclusosi nel 1563 che porta i suoi frutti nella Chiesa. Mi riferisco alla Controriforma o Riforma Cattolica - se si vuole - che prende il largo. Un momento che certamente rilancia i Giubilei, come dimostrarono anche i flussi dei Romei. Un rilancio che mostra come al centro non ci fosse solo la risposta di Lutero alla questione delle indulgenze. Successivamente, attraversando anni segnati dalla divisione confessionale dell’Europa e dal tentativo del papato di mantenere un ruolo strategico, i Giubilei si rafforzano esprimendo la centralità di Roma come nuova Gerusalemme. Certamente altre cesure, dopo gli appuntamenti giubilari del periodo Barocco (tra coreografie spettacolari) sono costituite da quelli del Secolo dei Lumi (nella resistenza del la pietà popolare)), dall’assenza (o quasi) dei giubilei spazzati via dal vento delle rivoluzioni e dell’anticlericalismo dell’800 (con due soli Anni Santi) . E si arriva a quel ‘900, secolo della secolarizzazione, ma dove troviamo paradossalmente il maggior numero di Anni Santi fra ordinari e straordinari seguiti da quelli appunto di questo nostro Terzo millennio.
A cosa è dovuta la scelta di analizzare punti di vista differenti, talvolta contrastanti, di santi, artisti e briganti?
Certamente il Giubileo è un evento spirituale, ma a ben guardare, insieme ad esso, ha sempre convissuto l’altro Giubileo, tutto materiale. Fare il pellegrinaggio significa scegliere strade, avanzare su percorsi pericolosi, godere l’ospitalità lungo il cammino, fare incontri. Arrivati nella Città Eterna, l’incontro con Roma ha mostrato a lungo il suo duplice volto: la Roma sacra, prodiga di indulgenze, capace di trasformare pellegrini in testimoni partecipi dei simboli del Perdono, dei riti della Porta Santa, di cerimonie spettacolari..., ma pure la Roma profana che doveva accoglierli, garantire vitto, alloggio, sicurezza e assistenza sanitaria.
Secondo lei, un po’ in conclusione, in che modo la storia e lo spirito dei Giubilei, pur affondando le sue radici nel passato, riescono ancora a parlare dell’uomo contemporaneo?
Il significato più profondo dell’Anno Santo è quello spirituale, ovvero il perdono. Il nostro bisogno di perdono, di misericordia e di speranza come nell’Anno Santo aperto, voluto da Papa Francesco appunto con la bolla “Spes non confundit”, “La speranza non delude”. Il Giubileo può parlare all’uomo moderno offrendogli la possibilità di vivere un’intensa esperienza di grazia. Confido sarà così anche in questo 2025, messo in continuità dal Pontefice con il precedente della Misericordia, ma pure con quello del 2033 quando ricorreranno i duemila anni della Redenzione. Senza dimenticare la coincidenza – rilevante sotto il profilo ecumenico – del nuovo Anno Santo con i millesettecento anni del Concilio di Nicea ed i sessant’anni dalla fine del Vaticano II. In ogni caso, a ben guardare, ancora un Giubileo che in fondo vuole indicare una possibile risposta a quanti cercano un senso alla vita, a quanti anelano un volto perduto o da scoprire. Un senso e un volto che per i cristiani si chiama Cristo.
Con questo viaggio nella storia, Marco Roncalli traccia un cammino che invita alla riflessione interiore, guidando il lettore attraverso un percorso che non è solo storico, ma anche personale. Ogni passo è un invito a esplorare se stessi, con Roncalli che accompagna costantemente il lettore, senza mai abbandonarlo lungo tutto il tragitto.

