Il diritto umanitario internazionale è quella branca del diritto che nasce per lenire i danni prodotti dalla guerra moderna.

Non a caso diciamo guerra “moderna”, perché almeno sino al tardo Medioevo la guerra - per i cristiani drammatico retaggio sociale del peccato originale - era regolata da regole mitigatrici, come per esempio le note “tregue di Dio”.
Con l’avvento della modernità e delle armi di distruzione di massa l’urgenza di porre rimedio ai disastri prodotti dagli avvenimenti bellici diviene impellente, dando vita a partire da fine ‘800 ad accordi e conferenze diplomatiche sul diritto umano internazionale, che riguardava la tutela tanto dei combattenti (in primis di quelli feriti) che delle popolazioni civili, loro malgrado coinvolte.
Tanto premesso, oggi sembra assistere, dal punto di vista mediatico, a una differente valutazione almeno nei due maggiori conflitti che purtroppo affliggono l’umanità: la guerra russo-ucraina e il conflitto mediorientale.
Nel primo caso viene quasi considerata “normale” la circostanza che missili e droni russi prendano di mira in modo massiccio e indistinto case, scuole e condomini. Non ci sono manifestazioni di protesta e di piazza contro tale diretta e immediata violazione del diritto internazionale umanitario, che impone evidentemente di non colpire direttamente le abitazioni civili. Anche la distruzione totale del sistema energetico dell’Ucraina viene di fatto accettato senza particolare sdegno da parte delle organizzazioni studentesche, umanitarie e caritatevoli. Eppure, un’intera Nazione ha rischiato e tuttora rischia di morire sotto i morsi del gelo, specie gli anziani abbandonati, i bambini e le donne senza più mariti…
Il conflitto mediorientale invece ha visto - e vede - manifestazioni mediatiche e di piazza spettacolari contro il governo israeliano in particolare, reo per taluni di genocidio. Senza addentrarsi nel ginepraio di polemiche e di distinguo, c’è da dire che - almeno formalmente - Israele ha rispettato le regole del diritto internazionale umanitario. Facciamo un esempio per chi già sia pronto a scandalizzarsi: non c’è stato attacco nella Striscia di Gaza che non sia stato preceduto da avvisi alla popolazione interessata, al fine di farla allontanare per tempo dagli obiettivi militari in zone considerate sicure. Chi non ha visto in tv l’andare-vieni di Palestinesi che si spostavano da un campo all’altro, da una spiaggia a un altro punto del litorale? Scene terribili dettate dalla guerra in corso, per carità, eppure segno tangibile che primi obiettivi delle forze israeliane non erano loro ma i terroristi di Hamas. A proposito di obiettivi: perché non si ricorda mai che ospedali e scuole sono stati usati da Hamas come coperture tattiche per le proprie attività militari? Ciò costituisce una gravissima violazione del diritto internazionale umanitario. Sono i trucchi della guerra asimmetrica, dove un esercito regolare è costretto a confrontarsi con nemici senza divisa, che si confondono fra la popolazione civile e se ne fanno scudo, mettendo in pericolo di vita anche chi non partecipa direttamente al conflitto. Eppure, benché l’offensiva militare israeliana si sia sviluppata in un ambiente urbano, che rende difficoltoso distinguere il nemico armato dagli abitanti inoffensivi, i resoconti credibili e documentati di esecuzioni indiscriminate sono estremamente limitati.
Nonostante ciò, le responsabilità dell’esercito israeliano nella morte di tanti civili palestinesi sicuramente ci sono, e prima o poi è probabile che verranno punite, proprio perché almeno un briciolo di diritto umanitario internazionale nel campo israeliano ancora sussiste.
Nulla di tutto questo in campo russo, dove ogni distruzione della società civile avversaria è consentita, promossa e ricercata come mezzo di battaglia, senza alcun tentativo di attenuazione dei danni collaterali. Anzi, nemmeno può parlarsi a rigore di danni collaterali, perché obiettivi civili e militari per Mosca purtroppo coincidono. Ma gli stakeholders dei media e della carità nostrani sembrano non indignarsi più di tanto, e men che meno scendono in strada per protestare o solidarizzare con i civili ucraini, usando così due pesi e due misure. Perché?
Così Papa Leone XIV ha concluso l’ultima udienza generale del mercoledì (il 4 febbraio 2026) con un esplicito appello a sostenere con la preghiera “…i nostri fratelli e sorelle dell’Ucraina duramente provati dalle conseguenze dei bombardamenti che hanno ripreso a colpire anche le infrastrutture energetiche.” Ha altresì espresso la sua gratitudine “… per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri Paesi, che si adoperano per aiutare la popolazione a resistere in questo tempo di grande freddo”.

