La “guida suprema” dell’Iran ayatollah Alì Khamenei annuncia l’avvenuta “normalizzazione” della rivolta che nelle settimane scorse ha visto una partecipazione popolare molto elevata, destinata a superare i numeri delle precedenti rivolte, tutte soffocate nel sangue e nelle prigioni.

Secondo quanto recentemente riportato dal Sunday Times - che cita testimoni e fonti mediche - nella brutale e sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta in Iran sarebbero state uccise almeno 16.500 persone mentre circa 330mila ferite. La maggioranza delle vittime si ritiene che siano sotto i 30 anni. Insomma, se non siamo dinanzi ad un genocidio, poco ci manca.
Uno dei medici citati nel rapporto del Sunday Times descrive la situazione come "un genocidio coperto dal buio digitale", riferendosi al fatto che il regime ha imposto il blocco totale di Internet e delle comunicazioni.
Per l’agenzia di stampa Adnkronos “Il blackout di Internet ha anche impedito per giorni a decine di migliaia di famiglie iraniane di avere notizie dei propri cari, di sapere se fossero vivi o morti”.
Fra gli imprigionati e gli assassinati non mancano i cristiani appartenenti alle minoranze armene e caldee e i neo convertiti dall’Islam (fonte: Pontificio Istituto Missioni Estere - Agenzia AsiaNews del 16 gennaio).
Dinanzi a tale scenario, che con il passare del tempo può soltanto arricchirsi di ulteriori particolari raccapriccianti, è difficile non constatare la differenza di trattamento mediatica (e non solo!) riservata ai poveri iraniani rispetto, per esempio, ai Palestinesi di Gaza.
Finora “Pro Pal” dappertutto, nelle piazze, nelle scuole, nelle Chiese. Intendiamoci, non che la gente di Palestina non meritasse e non meriti attenzione e tutela (da Hamas, innanzitutto, che ne ha da sempre strumentalizzato la condizione di sofferenza).
Ma che le manifestazioni pacifiste dell’Occidente, che hanno riempito strade e social in questi mesi, non abbiano nulla a che vedere con l’anelito verso la pace vera, lo abbiamo toccato con mano, ancora una volta, proprio in relazione agli accadimenti iraniani. Non ci si aspettava certo di vedere salpare flottiglie alla volta dei porti iraniani; ma almeno un’occupazione studentesca - che non si nega davvero a nessuno - almeno quella forse sì. E invece nulla di tutto questo…
Fra gli stakeholders nostrani della “cultura che conta” tutto tace dinanzi al sangue di chi - evidentemente - non è considerato meritevole di sostegno e denuncia.

