Una visita carica di gioia, semplicità e profondi contenuti di fede quella vissuta ieri da circa un centinaio di bambini delle comunità del Cammino neocatecumenale della diocesi di Lecce, che si sono recati in episcopio per porgere il tradizionale augurio natalizio all’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.
I bambini, accompagnati dai loro didascali e dal parroco don Fernando Doria, hanno portato con sé non solo canti e sorrisi, ma anche il frutto di un cammino di preparazione al Natale vissuto intensamente nelle settimane precedenti.
A raccontarlo all’arcivescovo è stato il responsabile dei didascali, Francesco Petruzzelli, che ha ricordato come i bambini siano stati preparati al Natale attraverso un pellegrinaggio a Loreto. Qui, per la prima volta nella loro vita, hanno potuto entrare nella Santa Casa che la tradizione cristiana riconosce come la casa di Maria, dove ha vissuto Gesù: un’esperienza forte e toccante che ha reso concreto e vicino il mistero dell’Incarnazione.
Accogliendo i piccoli con grande affetto, l’arcivescovo ha voluto a sua volta condividere un racconto personale, spiegando che raccontare la propria storia significa raccontare l’intervento di Dio nella propria vita. Ha ricordato come il primo a iniziarlo alla fede sia stato il nonno materno, che gli diceva: «Le parole del Vangelo ti servono per la vita».
Un altro momento decisivo del suo cammino è stato l’incontro con un sacerdote che gli parlò della vocazione del profeta Samuele, il bambino che dormiva nel tempio e che Dio stesso chiama per nome. Un racconto che ha colpito profondamente i bambini presenti.
Tra lo stupore e le risate dei piccoli, il presule ha poi ricordato alcuni episodi della sua infanzia, quando - insieme a un gruppetto di amici - combinava qualche marachella al parroco, arrivando persino a nascondersi in chiesa e a rimanervi tutta la notte. Ha raccontato di aver dormito sull’altare, usando i piviali come coperte, in attesa dell’alba per fare uno scherzo al parroco.
Un passaggio fondamentale della sua storia è stato anche la conversione del padre, avvenuta grazie ai Cursillos di Cristianità, una conversione seria e profonda che coincise con il periodo in cui il futuro vescovo iniziava il servizio come ministrante in parrocchia. Proprio grazie all’incontro con un amico, riscoprì l’entusiasmo per il servizio all’altare e per il mistero pasquale celebrato nella Santa Messa.
Da qui maturò la decisione di entrare nel seminario minore, iniziando dal ginnasio. Dopo il diploma, però, sentì il bisogno di uscire dal seminario per vagliare più a fondo la propria vocazione, per capire se fosse davvero Dio a chiamarlo o solo un suo desiderio personale.
Gli studi giuridici a Perugia gli permisero di recarsi spesso ad Assisi, dove, in un momento di crisi, incontrò un frate francescano al quale confidò il suo timore: desiderava diventare sacerdote, ma sentiva quella chiamata troppo alta per le sue capacità. Il frate gli rispose con parole decisive: «Nella tua argomentazione manca un elemento fondamentale: la grazia di Dio. È per grazia che siamo stati scelti e chiamati; senza la grazia di Dio non possiamo nulla».
Quelle parole furono determinanti. Tornato dal suo vescovo, fu accolto con un’espressione che non dimenticherà mai: «Angelo, ti stavo aspettando. Sapevo che saresti tornato».
Nel proseguire il racconto, mons. Panzetta ha ripercorso anche gli anni della vita in seminario e del ministero sacerdotale, sottolineando come Dio sia sempre intervenuto per orientare il suo cammino: dal servizio come segretario per molti anni, alla formazione spirituale e intellettuale dei presbiteri, fino alla chiamata all’episcopato per servire la diocesi di Crotone nel difficile periodo del Covid, e successivamente la missione a Lecce, prima come coadiutore e poi come pastore.
Nell’ascoltare la sua storia, i bambini hanno poi voluto dialogare direttamente con il vescovo, ponendogli alcune domande spontanee e sincere. Curiosi e attenti, hanno chiesto di conoscere altri episodi della sua vita, domandando qualche dettaglio in più sulle marachelle di quando era bambino e se, prima di entrare in seminario, avesse mai avuto una ragazza. Con semplicità e un sorriso, mons. Panzetta ha risposto spiegando che la sua è stata una vita come tante, fatta di amicizie, affetti e scelte da discernere nel tempo, ma che passo dopo passo il Signore lo ha aiutato a comprendere quale fosse la strada su cui chiamarlo. Ha sottolineato come la vocazione non cancelli l’umanità, ma la orienti e la compia, e che Dio chiama persone reali, con una storia concreta, per affidare loro una missione di amore e di servizio.
Rivolgendosi infine ai bambini, il vescovo ha confidato: «Sto iniziando a conoscere questa realtà, a viverla come mia sposa e a costruire ogni giorno questa relazione nell’amore».
Un incontro semplice ma profondo, che ha lasciato nei cuori dei bambini - e degli adulti presenti - il segno di una Chiesa viva, fatta di storie intrecciate, di chiamate e di una grazia che continua a operare nella vita di ciascuno.

