Si sta ripetendo un copione già usato: il “caso pietoso” come strumento di diffusione della “cultura della morte”.

Ne fa cenno anche Marina Casini, presidente del Movimento per la vita, nell’intervista riportata ieri da Portalecce (LEGGI): “…sulla cultura mortifera, ingannevole e ingannatoria, non si deve tacere, abbiamo il dovere di giudicare”.
Sull’argomento l’associazione Alleanza Cattolica è intervenuta nell’attuale dibattito culturale e politico con un proprio comunicato, che riportiamo di seguito all’attenzione dei lettori.
“La campagna propagandistica per legalizzare l’eutanasia è entrata nella sua fase finale, quella più forsennata, che usa tutto quello che può per raggiungere lo scopo.
Aprire i “giornaloni” di mercoledì scorso fa impressione, tale è l’enfasi dedicata al caso pietoso di Laura Santi, la giornalista e attivista che si è somministrata un farmaco letale per porre fine alla sua vita, segnata da una gravissima malattia, la sclerosi multipla.
La Stampa di Torino è forse il peggiore fra i grandi quotidiani, ma fa a gara con Repubblica che perlomeno ha avuto il buon gusto di ospitare una bella intervista al card. Angelo Bagnasco, che esprime con pacatezza e lucidità la posizione della Chiesa sul suicidio assistito.
Avvenire ospita un bell’editoriale di Paola Binetti sulle cure palliative, mentre i giornali di centro-destra, con l’eccezione de La Verità, tacciono, quasi avessero timore a prendere posizione in una battaglia per la vita che pochi vogliono veramente combattere.
Si tratta di qualcosa che abbiamo già visto con l’introduzione del divorzio e dell’aborto, tanti anni fa, con un uso spietato e spregiudicato dei “casi pietosi” pur di portare a casa il risultato. In questa occasione, il “caso pietoso” viene usato come una dichiarazione di guerra contro il Vaticano che ha osato difendere la vita: non lasciamoci ingannare.
Totale rispetto e compassione, e soprattutto preghiere sincere, per la povera Santi e per la sua famiglia, ma altrettanta fermezza di fronte a chi la sta usando con spietata freddezza per raggiungere un obiettivo di morte.
Stiamo assistendo a un nuovo capitolo della diffusione della “cultura della morte”: affrontiamola uniti, non lasciandoci dividere da personalismi e strategie diverse, sperando (pregando) che qualche uomo pubblico (vescovi e uomini politici) abbiano il coraggio di difendere la vita e quindi di dire la verità anche se non sembra essere molto popolare. Chi aspetta i sondaggi per scegliere da che parte schierarsi, chi non vuole prendere posizione perché ha paura del “pensiero unico” dominante, chi si è dimenticato del Magistero della Chiesa sul punto, in primis della Lettera Samaritanus bonus di soli cinque anni fa, semplicemente non fa il suo dovere.

