Lecce, con le sue meraviglie architettoniche ed artistico-spirituali, fa parlare di sé sulle pagine del settimanale Credere.
Definita sin dal XIX secolo la “Firenze del Sud” - appellativo coniato dallo storico tedesco Ferdinand Gregorovius - la città salentina si racconta in questa settimana in un reportage intenso e suggestivo dal titolo evocativo “Sinfonia Barocca”, firmato dalla giornalista Laura Badaracchi.
Un viaggio che attraversa la luce dorata della pietra leccese, scolpita in forme barocche di seducente bellezza, per restituire al lettore un itinerario che intreccia arte e fede, storia e devozione in un dialogo perfettamente armonico. Il servizio, pubblicato nel numero 30 del settimanale “Credere” (SCARICA LE PAGINE), offre uno sguardo profondo e appassionato su chiese monumentali, tesori nascosti e volti della fede che animano questa città.
Tra i luoghi del cuore il duomo, cattedrale intitolata a Maria Santissima Assunta “scrigno d’arte e di storia secolare” che incanta il visitatore con la ricchezza della sua facciata, una sorta di “palcoscenico sacro” accolto e custodito da una piazza che si si presenta, si apre e sorprende all’improvviso; la memoria raccontata attraverso la pietra leccese e vissuta dal popolo dei santi patroni Oronzo, Giusto e Fortunato, la cripta mariana “particolarmente suggestiva ed essenziale”.
L’articolo va oltre il semplice intento descrittivo: si fa narrazione viva grazie alle voci di chi questi luoghi li abita ogni giorno, di chi sa trasformare la bellezza in preghiera.
In questo scenario, protagonista è la pietra leccese: malleabile, luminosa, calda e duttile, dalla struttura armonica che nel tempo ha dato forma a una vera e propria “liturgia scolpita”, linguaggio di fede e arte che emoziona e coinvolge.
Sinfonia Barocca è un invito a lasciarsi attraversare dalla spiritualità che vibra nell’arte sacra leccese, a camminare in punta di piedi, con rispetto e stupore, tra luoghi in cui la pietra, levigata dalla fede e dal tempo, racconta, sussurra, quasi parla a chi si ferma ad ascoltare, attraverso una melodia scolpita, fatta di luce e silenzi.
È proprio questo il senso più profondo del percorso descritto nel reportage, dove l’esperienza estetica si intreccia intimamente con quella spirituale. Lo ricorda anche don Vito Caputo, parroco della cattedrale, citato nell’articolo: “Anche il turismo religioso è una forma di evangelizzazione”, non solo scoperta artistica quindi, ma manifestazione del divino: l’arte sacra diventa voce, presenza, annuncio di bellezza.

